Flessibilità come passaporto per il successo

Il bello di pensare in modo trasversale

La curiosità è l’alleata migliore per uscire dalla propria comfort zone

Ogni competenza che oggi diamo per acquisita è, in realtà, solo un punto di partenza.

Passare dalla propria comfort zone ai piaceri dell’ignoto, consente di uscire dalla mediocrità professionale (e non solo).

Tutto può crescere, trasformarsi, affinarsi: dal lavoro che facciamo, agli strumenti che usiamo, al modo in cui raccontiamo le cose. Tutto sta ad avere quella qualità semplice, quanto rara, che si chiama flessibilità.

La sua rarità è generalmente dovuta al ‘fattore pigrizia’: perché approfondire, scandagliare, farsi domande oltre il dovuto, fa fatica ai più. Soprattutto a chi non è abbastanza curioso per natura. E a chi non ha chiaro quando è il caso di continuare a farsi domande e quando è il momento buono per fermarsi.

Aprirsi a punti di vista nuovi, incontrare persone, viaggiare, ascoltare, mettere in dubbio le proprie certezze, fare propri risorse e concetti altrui, fa sì che la realtà di ogni giorno, quella che troppo spesso ci lasciamo scivolare addosso, ci insegni qualcosa, anche nelle cose più piccole. Solo così si possono portare risultati eccezionali, cioè fuori dalla normalità, al proprio lavoro e a chi si aspetta risultati da noi.

E il pregio di essere ‘aperti’ e mentalmente ricettivi, fa sì che le nuove informazioni diventino con tempo un bagaglio culturale riconoscibile, unico, vivo, da poter spendere laddove gli altri non riescono ad immaginare di poter arrivare.

 

Ciò che rende una professionalità non solo competente, ma desiderabile, è la capacità di andare oltre l’ovvio.

Come un gatto che si stiracchia, si allunga, valuta pro e contro, potenzialità, possibilità d’azione fino al momento in cui, con tutta la flessibilità in suo possesso, decide di spiccare il salto per andare oltre la normale zona di comfort e accogliere la sfida di vedere cosa c’è dietro.