Con Alberto ero sempre rimasta in contatto dai tempi del liceo e quando mi ha chiamata per chiedermi aiuto per dare una seconda vita alla casa dei suoi genitori, ormai scomparsi, è stato naturale per me ascoltarlo e per poi buttarmi a capofitto nell’impresa. Ma mai come questa volta ho dovuto fare attenzione a unire le mie competenze alla sensibilità che dovevo mettere nell’approccio, entrando nella psicologia di quelli che erano i miei amici, ma anche i miei nuovi clienti e maneggiando con cura quello che era forse il loro bene più prezioso, l’elemento che univa le vite di tre fratelli una volta venuti a mancare la mamma e il papà, ossia la casa di famiglia. Ogni cosa che toccavo, ogni oggetto che spostavo, ogni quadro che toglievo poteva suonare come un affronto o una critica agli oggetti che avevano fatto parte della loro infanzia e quindi, alla fine, essere riuscita a dare nuova vita alla loro casa, senza stravolgere i loro ricordi più preziosi, è stata la vittoria più grande. Senza contare che adesso questa dimora è super apprezzata dagli ospiti che ogni estate la scelgono per le loro vacanze, valorizzando ancor più l’eredità da custodire con amore e rispetto.
Ne parlo sul numero di Sinergie di giugno 2025: trovi l’articolo completo qui sotto nel pdf allegato.
Concludendo: spesso gli immobili ereditati, soprattutto se di dimensioni importanti, finiscono per diventare un ‘peso’. Ma tutto può cambiare, se si lavora sulle loro potenzialità.